“Non c’è solitudine più profonda di quella del samurai, eccetto quella di una tigre nella foresta, forse...” (Jean Paul Melville)

E intanto dipingerò versi, intingendo la mia penna nel tuo sangue nero.
Non so se attraverso cieli di cristallo ti giungerà il mio urlo, lancinante come le ferite che porto nel petto.
Tremi il tuo fiato se una lacrima dai tuoi occhi nascerà,e mentre morira' sul tuo viso, pensami.
Sarò là ai bordi della luna a sognare sogni di luna. Desidererò il tuo fiato e le tue mani tra le mie gambe. Ancora. Ma non sanguinerò. Non vorrò altro che oblio per i miei occhi. E assenzio dolce come toscani alla vaniglia. Non vorrò altro che dimenticare.
L'assurdo è che la prima volta ti persi per una bugia.
La seconda ti ho perduto per l'idea della menzogna.
Dimenticare chi ti ha dimenticato è facile.
Ma non ti ho dimenticato.
E su questo non mento.
Lilith.

Vorrei raccontarvi di una donna,
una donna dalle mani di vetro e gli occhi da bambola triste.
Mi guarda attraverso un vetro appannato.
e il mio volto si sovrappone al suo,in quel riflesso un po’ sbavato.
Occhi negli occhi,
mi vede ma non mi guarda..
con rabbia giro quella fottuta clessidra che sta sul tavolo.
Mi serve tempo,la sabbia scivola velocemente.
odio quel suo scorrere senza pieta’.
E mi accorgo che la donna sta dentro la clessidra,
imprigionata.
Non urla non piange,
sta li e attende che la sabbia la sommerga,
allora urlo io.
La voglio scuotere,
voglio spaccare quei vetri e portarla via con me.
Una lacrima riga la sua guancia e il battito del suo cuore si fa sempre piu’ flebile.
Il tempo sta finendo,anche lei lo sa.
Potrei rivoltare la clessidra,e illudermi di governare il tempo.
Ma capisco che prolungherei solo la sua sofferenza.
Potei rimanere immobile e lasciare che il vento decida al posto mio.
Mi siedo e guardo la luna,
realizzo in quel momento che qualunque sia la mia scelta,alla fine la perdero’
e mi rimarra’ solo un vetro sfregiato in cui specchiarmi,
sovrapponendo il mio dolore a un ricordo.

Le maschere in primo piano e dietro le ombre che si muovono confondendosi in un'unica ombra. Non fanno l'amore: si muovono semplicemente insieme inseguendo quell'unico battito uguale e ritmato. Se solo le ombre non fossero scure credo che le confonderei con le stelle.
Lilith

A volte mi dico che mi piacerebbe volare.
A volte mi ripeto che Dio avesse voluto darmi le ali non avrebbe cancellato i miei sogni più caldi in un mare di ghiaccio.
Mi piace sognarti, ma ancor di più mi piace cercarti.
Lo faccio sempre: è un vizio che non perdo. Poi sai c'è gente che fuma o si strafà di cioccolata, io ho solo un viso da ricordare e non voglio diventi polvere.
Ma poi mi ricordo che la carne è carne, che non esiste nulla che non sfiorisca, non si deteriori, non cadi a terra come un piccolo ramoscello floscio.
Allora ho sete e non serve bere birra o whisky e anche l'acqua più fredda, quella che bagnava ragazze in poesie di De Andrè, è arido deserto senza le parole.
E le parole sono importanti, lo eravano anni fa, lo erano prima che io e te nascessimo, prima che le nostre mani danzassero insieme in città lontane.
Non ti ho scritto per anni, lo faccio ora, mi dico che sapevi che l'avrei fatto prima o poi, che mi avresti aspettata senza chiedermi perchè o per come, che seguiamo come istinto il nostro destino. Bene o male tu sei il mio destino.
Ho corso lontano, sono fuggita fin sulla luna, ma mai ho smesso di cercarti nei tuoi fogli ingialliti, nelle piccole e grandi avventure insieme, in lacrime rapprese che ora non sono altro che polvere nei nostri ricordi.
Ti potrei dire che non sparirò più, che non sono mai davvero sparita, che ho stretto forte il mio cellulare ogni notte e sarei venuta anche a Timbuctù se tu l'avessi chiesto, ma non dirò niente e sigillerò questa lettera con un bacio e un morso così crudele da farti sanguinare.
Lilith
